A Cianciana ebbe i natali Francesco Arcuri, nato nel 1776, uomo di grande ingegno e grande eloquenza, studioso del greco e del latino, fu insigne nelle lettere ed eminente giureconsulto. Fu eletto con le antiche norme Giudice Pretoriano, quindi con il nuovo ordine Presidente in prima del Tribunale Civile, e poi della Gran Corte Criminale di Palermo. Studioso della matematica, delle scienze naturali ed in particolare dell'agraria, egli introdusse nella Sicilia la produzione dell'indaco e della cera vegetale. Moriva in Palermo nell'anno 1833 all'età di 57 anni.

Pietro Antinori in una conferenza tenutasi nel “Circolo dei Civili”, il 31 maggio 1914, nel definire la sua Patria Ciancianese così scrive: ”…Questa è la nostra terra: La Patria di tanti Oratori sacri di gran valore; di Medici insigni; di Professori di Università; di dotti Prelati, che percorrono con plauso la carriera ecclesiastica; di Poeti geniali, di Artisti valorosi e di un popolo eminentemente laborioso e buono.”

 

Del resto il consolidarsi della tradizione di scalpellini locali, dovuto ad un incremento dell'attività edilizia verificatosi grazie al benessere derivato dall'industria estrattiva, testimonia un risveglio artigianale, molto spesso di pregevole qualità, anch'esso tipico fermento nato in seno alla civiltà industriale, che evidenzia una sensibilità della cultura autoctona nei confronti delle ricerche operate nei centri maggiori.

 

Si individuano un'interessante proliferazione di decorose palazzine, quasi tutte della seconda metà del XIX secolo, destinate alla crescente borghesia imprenditoriale e molto spesso nate incorporando modeste case limitrofe.

 

Appartengono a questo periodo il Palazzo Cinquemani (1844), il Palazzo De Michele (1860), il Palazzo Marino (1908) e la Torre dell'Orologio (1908).

 

Da evidenziare il Palazzo De Michele sia per il carattere di opera colta sia anche per la  sua qualità di elemento rappresentativo di un particolare momento storico: il contatto della cultura locale con la rivoluzione industriale e, quindi, con la relativa cultura, che inserisce tal manufatto nei revivals storicistici.

 

Il paese, compiuta in massima parte la elevazione delle soffitte, cominciò a sentire forte il bisogno di rompere i margini del centro abitato e gliene fornì occasione il Municipio, nel 1876, che, mentre da un canto diede i suoi provvedimenti perchè non più venisse ristretto ed usurpato il suolo stradale del Comune, che aveva causato un forte restringimento della sede stradale della Regia Trazzera Lettighe, per la parte che attraversava il centro urbano, e l'occlusione di alcune vie pubbliche, come la Salita Cordova, dall'altro concesse a piccoli lotti le terre comunali, che erano ubicate attorno all'abitato.

 

Nel 1876 [1] furono censiti n° 185 lotti, per una superficie di mq. 7.528,52 [2], nelle quali già nell'anno 1877 cominciarono a sorgere i nuovi edifici.

 

Un ulteriore dato, in merito all’aumento del benessere di Cianciana in questo periodo è dato dalla presenza in città di ben cinque alberghi, denominati: del Progresso, di Cona, di Bondì, di La Corte e di Arcuri.

 

Quindi, la città, che crebbe e si sviluppò maggiormente grazie all'attività mineraria, da essa comunque traendo elementi di reddito, proprio con la avvenuta chiusura delle miniere di zolfo iniziò un lento declino economico e sociale.

 

Nel maggio del 1879 si ha notizia dell’inizio dei lavori della Strada Statale 118, che da Palermo per Corleone e Bivona, congiunge Cianciana con Agrigento e che si collegava alla statale S.S. 188 che da Filaga collega con Lercara Friddi.

 

 All’inizio del 1879 furono iniziati i lavori per effettuare la pubblica illuminazione delle vie e piazze comunali e nel mese di giugno dello stesso anno vennero posti i fanali nel Corso Nazionale, l’odierno Corso Vittorio Emanuele, e la Salita della Piazza, l’odierna Salita Regina Elena.


[1] Deliberazione del Consiglio Comunale del 24 giugno 1876, Sindaco Don Gaetano Di Giovanni, delibera approvata dalla deputazione provinciale il 9 agosto 1876.

Questa deliberazione contiene il regolamento per la concessione delle fughe, cioè di quelli stralci di suolo stradale che restavano tra la linea dell'uno e dell'altro di quei fabbricati, che erano stati costruiti invadendo il suolo comunale.

[2] La vendita a piccoli lotti delle terre comunali attorno il paese fu stabilita dal Consiglio Comunale, Sindaco Don Gaetano Di Giovanni, con deliberazioni del 18 aprile e 24 giugno 1876 approvate dalla deputazione provinciale il 9 agosto 1876.

I suoli comunali diedero una superficie di metri quadrati 7.528,52, divisa in 185 lotti, valutati dal geometra Ernesto Tinivella per allora £. 7.220,82. Nell’anno 1877 erano già stati venduti 76 lotti con l’introito di £. 4.317,79, poiché si era manifestata una gara tra i compratori, infatti il loro valore di stima era di £. 2.828,43.

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Articolo tratto dal libro: "Sant'Antonino di Cianciana.  Storia di una città di nuova fondazione", Anno 2007, scritto dall'Arch. Paolo Sanzeri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Breve descrizione dell'opera: Il libro si occupa di descrivere Cianciana fin dalle sue origini, Che non coincidono con la data ufficiale di fondazione, ma inizia dall'età del bronzo fino ai primi del '900. Inoltre il libro Tratta dell'archeologia dell'architettura, dell'urbanistica, dell'arte, dell'ambiente e di altri temi inerenti il territorio comunale, in particolare del fiume Platani e della ex Rete Ferroviaria.

Il libro è disponibile presso il bookshop del Museo Civico.