Libro Sant\'Antonino

La Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Agrigento ha promosso una sistematica ricerca mirata alla individuazione di alcuni insediamenti dell’età del Bronzo Antico e del Bronzo Medio Siciliano situati lungo la costa e in prossimità dei principali corsi d’acqua, quali il Salso e il Platani.

 Sample Image Il 4 ottobre 1646 donna Sigismonda Joppolo, moglie di Diego Joppolo (famiglia di origine spagnola), ottenne per il figlio Antonio Giuseppe, dietro pagamento di 200 onze alla corte regia, <<potestà di fabbricare e popolare nel feudo di Cianciana e nei 7 aratati di terre confinanti con facoltà di far castello e fortezza e con la elezione di offiziale>>.

 Nel 735 a.C., provenienti dalla Calcidica, i Greci sbarcarono sotto Taormina fondando Naxos: fu l’inizio della colonizzazione. C’è chi sostiene che erano arrivati prima a Zancle, l’odierna Messina, nel 756 a.C.; ma comunque si irradiarono con notevole acume strategico-geografico. Da immigrati e conquistatori divennero “siciliani”: fondarono Siracusa (733 a.C.), Gela (688 a.C.) e poi Akragas (581 a.C.), insediandosi in promontori peninsulari con grandi porti naturali di spiagge sabbiose e fiumi navigabili in prossimità della foce (Naxos, Megera Iblaea, Siracusa, Zancle-Messina, Gela, Selinunte, Eraclea Minoa). I luoghi prescelti sia dai Fenici che dai Greci per gli insediamenti stabili erano quasi sempre già abitati almeno dall’età del ferro, siti che permettevano una navigazione sotto costa da un sito all’altro nell’arco di una sola giornata già a partire dai primi arrivi di età minoico-micemea che precedettero i Fenici e gli stessi Greci (corinzi, rodii, euboici). Ma lo spirito dell’insediamento stabile delle due culture era diverso: i fenici fondavano solo empori per i loro commerci con gli indigeni con i quali intrattenevano pacifici rapporti; i greci cercavano fertili territori agricoli da conquistare per rifornire di derrate alimentari le città di provenienza, ubicate in aree montuose adeguate alla pastorizia e prive di sufficienti terreni coltivabili. La necessità di incrementare il rifornimento delle derrate agricole permetterà una organizzazione capillare ai fini agricoli dell’agro della chora, mediante la realizzazione di piccole fattorie che formeranno un sistema che, tra distruzioni e ricostruzioni, attraverserà pressoché indenne l’età romana, la bizantina, l’islamica e la medievale (casali). Iniziarono le lotte per l’egemonia. Il processo di ellenizzazione della Sicilia accelerò le ambizioni delle popolazioni le quali, in un più armonico rapporto con il territorio, edificarono imperiture testimonianze del loro modo di essere, teatri e templi. Nasceranno così i complessi templari, le acropoli, che a Selinunte dominano la città, il mare e la campagna e che dominavano anche le città di Siracusa, Himera, Gela e tutte le altre città a volte non greche, per finire con il massimo dei sistemi connotanti la più bella città dei viventi”, la greca Akragas (Agrigento), dove la città è costruita su un alto pianoro circondato da un orlo di alte rupi che la sovrastano e la difendevano lungo i lati nord, est e sud, rupi naturali dove in fila indiana sono posti i templi delle divinità tutelari della sua potenza e della sua leggendaria prosperità.Tali città divennero potenze mediterranee che non potevano non entrare

Nel 227 a.C. con l’avvento di Roma, nella controversia tra siciliani e cartaginesi, la Sicilia divenne la prima provincia romana fuori della penisola italiana e la storia voltò pagina: la realtà della supremazia mediterranea romana trasformò la Sicilia, che divenne un pressoché inesauribile serbatoio di rifornimenti e di compensazione terriera per i fedelissimi Italici dell’esercito romano. Il latifondo cominciò a formarsi appunto in quell’epoca, come fenomeno economico e di struttura sociale.
Verrà effettuata una risistemazione dell’agro mediante una organizzazione per parti (centuriazione) sostenuta da sistemi di adduzione delle acque (acquedotti) e da una organizzazione della viabilità extraurbana molto capillare, parzialmente nota dalle fonti bibliografiche: l’Itinerarium Antonini permette una lettura dei percorsi di collegamento delle principali città dell’isola in età imperiale.
La Sicilia rimase sempre, per costumi e tradizioni, più legata alla civiltà greca che a quella di Roma. L’occupazione romana, per molti Sicilioti essa rimase sempre tale, fu segnata da ribellioni cruente di schiavi e dalla spoliazione ladresca effettuata da alcuni rappresentanti politici inviati da Roma.
La ricchezza di opere d’arte, di prodotti agricoli e di attività commerciali attrasse la cupidigia di amministratori romani corrotti. Ladri, prevaricatori, ricattatori sottoposero le popolazioni a continue vessazioni, il più famoso fu il proconsole Caio Verre, il quale protettore in Sicilia dal 73 al 71 a.C., inciampò, nonostante le forti protezioni politiche, nell’indagine di Marco Tullio Cicerone, il quale pronunciò ad accusa le ben note Verrine.
Dopo il periodo di Augusto imperatore, l’isola cominciò a perdere la sua importanza, divenne un distretto periferico dell’Italia, mentre i ricchi proprietari romani allargavano i latifondi e costruivano ville sontuose lungo l’asse delle grandi vie di comunicazione tra le coste.

Come innumerevoli occhi, aperti verso il paesaggio esterno ed interno alla stessa cava, le tombe dell’età del Bronzo testimoniano ancora una delle ultime, forti, presenze autoctone della Sicilia, l’età dei Sicani.In seguito si ha l’arrivo dei Siculi  e degli Elimi, con cui si fusero i gruppi autoctoni.

 

I Sicani probabilmente originari del luogo, dopo l’arrivo dei Siculi-Ausoni (XIII-IX sec. a.C.), provenienti dalla penisola italica ed insediati nei Peloritani e giù fino agli Iblei nella Sicilia orientale, si attestarono nella parte centro-occidentale dell’isola.

Gli Elimi, secondo recenti studi, di origine asiatica, provenienti probabilmente dall’anatolia, abitavano la cuspide occidentale della Sicilia e costituivano un gruppo etnico numericamente inferiore agli altri due.I Sicani saranno in tal modo costretti, dal lato orientale dai Siculi e sul lato occidentale dagli Elimi, a restare confinati nell’agrigentino e nel nisseno della media ed alta valle del Platani.

Le tombe di S. Angelo Muxaro, ricche di corredi funerari di grande importanza, con vasi e gioielli d’oro, testimoniano eloquentemente l’alto grado di civiltà raggiunto dall’uomo siciliano autoctono.Lo storico greco Tucidide (V sec. a.C.), che attinse notizie dall’opera di Antioco di Siracusa, il maggiore storico della Magna Grecia, di poco anteriore, così scrive:<<Si dice che i più antichi (abitanti) siano stati i Ciclopi e i Lestrigoni, che abitarono una parte dell’isola; io non potrei dire che razza fossero, donde venuti e dove siano andati a finire….Dopo di essi pare che per primi siano stati i Sicani: anzi quanto essi affermano, avrebbero preceduto addirittura i Ciclopi  e i Lestrigoni, poiché dicevano nati sul luogo; invece la verità assodata è che i Sicani erano Iberi, scacciati ad opera dei Liguri dal fiume Sicano, che si trova appunto in Iberia.Dal loro nome l’isola fu chiamata Sicania, mentre prima era Trinacria; e anche ora essi vi abitano nella parte occidentale.

Espugnata che fu Ilio (Troia), alcuni dei Troiani, sfuggiti agli Achei, approdarono con le loro imbarcazioni in Sicilia, ove si stabilirono ai confini coi Sicani; e tutti insieme ebbero il nome di Elimi: Erice e  Segesta furono le loro città. Ad essi si aggiunsero e con loro abitarono alcuni greci della Focide che, al ritorno da Troia, erano stati dalla tempesta sbattuti prima in Libia e là in Sicilia.Dall’Italia dove abitavano, i Siculi, che sfuggivano gli Osci, passarono in Sicilia.

Dei Siculi ce n’é ancora in Italia, anzi la regione fu appunto chiamata Italia da Italo, un re dei Siculi, che aveva questo nome. Passati dunque in Sicilia in gran numero, vinsero in battaglia i Sicani che confinarono nelle regioni meridionali e fecero sì che l’isola, da Sicania, si chiamasse Sicilia.

Compiuto il passaggio, occuparono e abitarono le zone più fertili del paese, circa 300 anni prima che vi ponessero piede i Greci.>>Per quello che riguarda il popolo sicano, lo storico Timeo da Tauromenio, vissuto tra il IV e il III a.C., e Diodoro Siculo, vissuto nel I sec. a.C., sostengono sia stata una stirpe autoctona della Sicilia, mentre Tucidide e Filisteo di Siracusa, vissuto nel IV sec. a.C., affermano di contro che sia stato un popolo proveniente dall’Iberia, e sembra sia venuto nell’isola prima dell’VIII sec. a.C..

Il confine tra i territori dei Sicani e  dei Siculi sarebbe passato lungo il fiume Salso o Imera meridionale ad est di Licata.Leggendarie città sciane furono: Inico, Iccara, Omphace, Indara, Crasto, Makara, Misera. Triocala, Camico.Sul finire del secondo millennio arrivarono i Fenici, in seguito alla necessità di conservare gli empori commerciali disseminati lungo le coste dell’isola, abitate da importanti centri sicani come Thapsos. Fondarono delle colonie stabili nell’occidente dell’isola, Mozia nel VIII sec. a.C., Palermo e Solunto.  Preferivano  lagune piatte con isole appena emergenti dagli acquitrini (Mozia e Drepano) o promontori internati tra fiumi-porto (Panormo). Essi vissero in alleanza con gli Elimi.

Tucidide così descrive la loro presenza (La guerra del Peloponnesso, VI):<<Anche i Fenici abitarono qua e là per tutta la Sicilia, dopo avere occupato i promontori sul mare e le isolette vicine alle coste, perché fossero più facili rapporti commerciali con i Siculi. Quando poi vennero d’oltremare in gran numero i Greci, essi sgombrarono la maggior parte del paese e si concentrarono a Mozia nei pressi di Marsala, a  Solunto e Palermo, dove abitarono vicino agli Elimi, rassicurati dall’alleanza degli Elimi stessi e dal fatto che quel punto della Sicilia distava pochissimo da Cartagine>>.