Itinerario urbano ed extraurbano

Sul territorio di Cianciana, all’epoca della dominazione romana in Sicilia, sorgeva la splendida villa di un patrizio romano, detta “Villa Chincana o Cinciana da cui il nome dell’ odierna cittadina. Nel 1646 Don Diego Ioppolo, che aveva acquistato il feudo, ne ottenne l’investitura e sul vecchio casale egli fondò un nuovo villaggio cui impose il nome di “Sant’Antonio” e ne assunse il titolo di Duca. Il feudo verrà nuovamente chiamato Chincana e poi Cianciana dai discendenti della famiglia Ioppolo, che lo assoggettarono (1716). Successivamente subentrarono nella signoria Ludovico Ioppolo Spatafora (1716-1733) e poi Pietro Ioppolo e Pescatore (1733-1769). Ultimo barone della terra di Cianciana fu Agesilao Gioeni, principe di Petrulla e duca D’Angiò.

Nel paese affiorano ancora particolari seicenteschi, come finestre e portali di qualche antica costruzione che ha subito nel corso del tempo dei rimaneggiamenti. La Chiesa del Purgatorio fa rivivere lo stile settecentesco, mentre della seconda metà del seicento è la Chiesa, Chiostro e Convento che si prospetta sulla salita Regina Elena e la Chiesa Madre del 1646, che ci palesa un gusto tardo barocco.

Testimonianza di una borghesia imprenditoriale sempre più in crescita , sono i palazzi civili, come palazzo Marino, palazzo De Michele Abatellis e palazzo Ioppolo, rispettivamente risalenti al XX, XIX e XVII secolo. Cianciana viene ricordata anche per l’intensa attività estrattiva del sottosuolo, nacquero infatti nell’800 le miniere di zolfo, che nel 1902 davano lavoro a 1400 persone. Questa industria fu dismessa nel 1962 ed oggi ne rimangono le tracce diffuse nel suo territorio.

Una delle feste più importanti è sfarzose di Cianciana è quella di S. Giuseppe, mentre sicuramente molto toccante rimane la drammatizzazione del Venerdì Santo. Mentre tra la notte del 31 Luglio e il primo di Agosto, tra un’atmosfera allegra e coinvolgente si svolge la “mangiata di ciciri e favi”, le cui origini sono antichissime, e il significato da ricercare probabilmente in quelle feste che i nostri antenati celebravano per ringraziare le divinità ctonie  per l’abbondanza del raccolto.  

Poco distante dal centro abitato si percorre per 5,5 Km la strada provinciale Cianciana-Cattolica e poi dal  bivio per Bissana ci si inoltra per 1,8 Km. raggiungendo così uno dei luoghi più suggestivi del territorio di Cianciana.Nell’ex feudo di Bissana, infatti,  si trovano dei vulcanelli di fango che vengono detti Abisso grande, Abisso piccolo, e Maccalubba. I primi due sono situati nel piano detto Quarto dell’Abisso e l’altro nel torrente che vi sta dappresso. Il suolo dell'Abisso grande è costituito da argille rimaneggiate che si rapportano al miocene superiore (2 milioni di anni fa ), le quali sono infettate da emissioni gassose. L'Abisso piccolo dista dal grande 350 m verso est ed è posto su un'altura arida e melmosa, mentre la Zolfanella dista dall'Abisso grande 1,5 Km verso sud. In quest'ultima maccalube la formazione di coni di fango è più numerosa rispetto alle altre due. L'Abisso grande si trova sulla  sommità di una collina, in un vasto cratere, ha la forma di un piccolo lago lungo 30 m e largo 10 m. Dalle acque fuoriescono piccole bolle distribuite in gruppi. La miscela gassosa è costituita per la maggior parte di metano e si accompagna ad un forte odore di zolfo e di benzina. Di grande suggestione è lo spettacolo intorno alle maccalube, perché il metano, facilmente infiammabile, si trasforma in lingue di fuoco, che danno al paesaggio un aspetto infernale. All'inizio del secolo  il lago era circondato da una diga per impedire che il bestiame potesse finirvi dentro ed annegare. Per questo motivo fu scavato e ancora oggi viene ricostruito, ogni qualvolta si ostruisce, un profondo canale nella parte sud del lago che permette il deflusso a valle delle acque sulfuree, al fine di determinarne il prosciugamento.   

Il Bosco Cavallo nasce intorno agli anni '60 per iniziativa dell'Assessorato Agricoltura e Foreste che lo gestisce tramite l’Azienda Regionale Foreste Demaniali di Agrigento. Il bosco, che in alcuni tratti raggiunge la S. S 118, occupa 800 ettari e vi si accede attraverso tre entrate: dall'impianto di frantumazione ( in stato di abbandono ), dal ponte di " li panni ", " dall'acqua amara ".  La composizione boschiva è caratterizzata principalmente da eucalipti  e solo in parte di  pini d'Aleppo, pini comuni,  cipressi. Il sottobosco offre erbe medicinali e aromatiche, verdure varie come il finocchio selvatico e l'asparago. Rupi, balzi ripidi e  scoscesi, su cui crescono " disi " e fiori da bulbo, spazi verdi, specchi d'acqua naturali, grotte, antiche case creano all'interno del bosco un ambiente ricco di fascino.  Nelle vicinanze del monte " Picciunaru ", il bosco Cavallo è stato dotato di un’area attrezzata che è’ stata realizzata   in una spianata dove l'ombra degli alberi è più fitta. In mezzo al verde spiccano dei grandi tavoli e delle sedie realizzati con lastre di pietra levigate dal tempo. Un pò più distante sono state costruite delle piccole cucine in pietra e delle fontanelle in muratura; in un angolo più appartato sono stati impiantati i servizi igienici.  L'area attrezzata può contenere un centinaio di persone al  giorno. E’ il posto ideale dove trascorrere una tranquilla giornata a stretto contatto con la natura e nel contempo visitare le suggestive grotte del "cavallo" , dello"zubbio" e del "sindaco" nelle cui viscere si trovano bellissimi laghi sotterranei di acque limpide e cristalline, ricche di cavità interessantissime, estese anche centinaia di metri che durante il periodo invernale si trasformano in veri    e propri corsi d'acqua sotterranei, per l'affioramento della   falda acquifera. Il personale e le guardie forestali faranno da guida   durante le escursioni.  Nel monte Cavallo, affioramento roccioso gessoso-solfifero,  c'è un'area carsica, parzialmente esplorata, interessante sia dal punto di vista  archeologico che naturalistico. Lì si trovano diverse grotte: del Cavallo, del Sindaco, dello Zubbio e un'altra particolare   grotta detta "la Ghiaccera", che presenta un'apertura nella roccia dove per un gioco di correnti d'aria, di pressione   differente e per la presenza di acqua, si registra   un'escursione termica di diversi gradi.  Le grotte sono ricche di   cavità che si estendono anche per centinaia di metri e durante    il periodo invernale vi si formano corsi d'acqua sotterranei della falda acquifera. La grotta del Cavallo è stata utilizzata nel periodo neolitico come deposito votivo. In   quella del Sindaco, dopo una rapida discesa e un cunicolo di  sei metri, si trova un laghetto dalle acque cristalline a forma di clessidra, immergendosi in esso si percorre un tunnel di circa sei metri che digrada verso un'ampia grotta completamente sommersa, di incredibile bellezza. Infine, "Lu Zubbiu", che si trova alla  base del monte Cavallo. Vi si accede da un piccolo ingresso oltre il quale c’è un percorso che costeggia il lato sud del colle per circa un chilometro.

Il Fiume Platani gode di una straordinaria valenza per i suoi aspetti storici, ambientali e paesaggistici. Tutti gli amanti della natura, della storia, della cultura, dell’archeologia, del paesaggio, possono ammirarlo percorrendolo a piedi, a cavallo, in mountain bike, in canoa.  Le sorgenti del Platani si trovano nel versante meridionale della Serra della Quisquina. Lungo il suo percorso il fiume bagna i territori di San Biagio Platani e Cianciana, prima di allontanarsi verso la foce.  Lungo circa 100 km., ha regime torrentizio, raggiungendo il massimo della portata  media tra gennaio e febbraio. Il suo antico nome Alico (dal greco Halikòs = salato) sottolineava il chimismo delle sue acque arricchite dei sali rilasciati dalle rocce evaporitiche (gesso, zolfo, sali di sodio e di potassio) che attraversa lungo il suo corso.I vari itinerari possono essere percorsi durante tutti i periodi dell’anno, naturalmente considerando che nella stagione invernale o a seguito di periodi piovosi il fiume si ingrossa (cala la china) rendendo impossibile il guado.

Itinerario Area attrezzata Monte Cavallo-fiume-monte Giudecca  e ritorno”(km. 10; tempo di percorrenza h. 4,30 circa; difficoltà media, dislivello 187 metri)caratteristiche: sentieri sterrati, tratti a fondo sabbioso, tratti di percorso sulle sponde del fiume, guado del fiume.Il percorso parte dall’area attrezzata  del bosco di Monte Cavallo,   lungo i sentieri situati tra i pini e gli eucaliptus si scende verso il   fiume dove si incontra  il primo guado, si cammina sul suo letto pietroso e  si andrà  incontro ad altri guadi. In alcuni punti si possono osservare le cosiddette “nache”  (anse) in cui l’acqua del fiume è  più profonda. Il fiume si snoda  tra monte Cavallo, “Scala del Rame” e monte della Giudecca, in un tratto di incantevole bellezza. Qui  il  suo percorso  s’incunea  tra le strette gole scavate nelle rocce gessose della  montagna   dove  il  suo letto si snoda in un ricco disegno di meandri. Il Platani scorre tra canne palustri, tamerici, oleandri, liquirizia etc..e  si possono osservare, in alcuni periodi dell’anno,  diversi specie di rapaci come nibbio, poiana, gheppio etc…   L’impossibilità di accesso in questo tratto (tranne che nel periodo giugno-ottobre) ne conserva una  naturalità ancora intatta. I nostri nonni chiamavano quei luoghi “mala sira” proprio per la difficoltà di addomesticarli alle esigenze degli uomini.