Agrigento Interrotto summit di mafia, arrestati insospettbili


Fra i boss che dovevano decidere la nomina del capomafia della provincia di vi sono anche politici, ex consiglieri comunali e professionisti insospettabili. La polizia di Palermo e Agrigento ha arrestato 15 persone mentre discutevano del futuro della cupola mafiosa all' ombra della Valle dei templi. L' operazione è stata definita «storica» dal procuratore della Dda Pietro Grasso. «Riteniamo che la nomina per l' elezione del capomafia provinciale - spiega Grasso - non è avvenuta proprio per la brevità dell' incontro e per la ancanza di qualcuno che non è arrivato. L' investitura formale, che iteniamo ci sia già stata, ha ricevuto la benedizione dei boss palemitani, che sono capeggiati dal latitante Bernardo Provenzano, il quale sovrintende alla nomina di ogni capo della cupola provinciale».
Fra gli arrestati spicca il nome di Giuseppe Nobile, 52 anni, consigliere di Forza Italia alla Provincia di Agrigento, un medico analista con il pallino per la politica. Il capogruppo di Fi alla Provincia di Agrigento Alfonso Lazzara ha comunicato stamane che il partito ha sospeso da ogni incarico Nobile, in attesa degli sviluppi della sua vicenda giudiziaria. Il medico analista era già stato coinvolto in passato in un' inchiesta antimafia scaturita dall'uccisione di un bambino di 12 anni, Stefano Pompeo, assassinato per sbaglio nell' aprile del 1999 a Favara nell' ambito di una faida tra cosche. Per eleggere il capomafia, i boss dei sette mandamenti (Canicattì, Favara, Burgio, Casteltermini, Sambuca, Cianciana e Siculiana-Agrigento) si erano riuniti una prima volta il 16 giugno scorso in un casolare di Cianciana, di proprietà di Ciro Tornatore fermato nel pomeriggio, cognato di Andrea Montalbano, arrestato ieri mattina nel blitz della polizia. In quella prima riunione, monitorata e filmata dagli investigatori, non si era trovato un accordo a causa della mancanza di alcuni rappresentanti delle famiglie. L'appuntamento era stato fissato per ieri mattina. Gli investigatori delle squadre mobili di Palermo e Agrigento attraverso indagini e pedinamenti «ben curati» sono arrivati al casolare di Santa Margherita Belice. Secondo il sostituto procuratore Giovanni Di Leo, che ha coordinato le indagini, «la nomina del capomafia provinciale sarebbe stata necessaria per risolvere i problemi nei rapporti con le altre province». «Lo possiamo affermare - dice Di Leo - grazie alle intercettazioni ambientali registrate nei mesi precedenti in cui emerge una frizione con altre famiglie siciliane». Gli investigatori sottolineano che i meccanismi di funzionamento di Cosa nostra, la sua struttura in 'mandamentì comprendenti le famiglie di più paesi, la loro aggregazione in una sorta di 'commissionè provinciale, che ha l'incarico di nominare un rappresentante in grado di tenere i contatti
con analoghi componenti di altre province, non sono mai venuti meno, e
forte viene sentita dagli appartenenti all' organizzazione «l'
esigenza che siano perpetuati e che funzionino». «Le difficoltà delle
indagini - dice il procuratore aggiunto Anna Maria Palma - sul
territorio di Agrigento sono date essenzialmente, come già detto altre
volte, dalla impermeabilità del tessuto criminale di questa provincia,
dove la mafia ha un radicamento sociale e gode di un livello di
accettazione di gran lunga superiore a quello palermitano». Nella rete
tesa ieri dagli agenti delle squadre mobili di Agrigento e Palermo
sono finiti pure Giovanni Maniscalco, 68 anni, ex consigliere comunale
di Burgio e il suo guardaspalle, Alberto Provenzano, 38 anni,
originario di Burgio ma residente a Palermo, finito in cella nei mesi
scorsi per vicende legate ad irregolarità di assunzioni da parte dell'
ufficio di collocamento. Il presidente della Commissione antimafia
Roberto Centaro (Forza Italia) esprime soddisfazione per gli arresti.
«Mi congratulo con la procura di Palermo e con la Polizia di Stato -
dichiara Centaro - per la brillante operazione: essa è di
straordinaria importanza perchè rompe l' impermeabilità della
struttura mafiosa agrigentina, che non ha registrato collaboratori di
giustizia, e perchè si inserisce in un momento organizzativo del
vertice mafioso agrigentino. È la dimostrazione che la criminalità
organizzata ad Agrigento, come altrove, è pericolosissima». Il
ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu si è complimentato con il capo
della Polizia Gianni De Gennaro per l'operazione mentre il
sottosegretario D' Alì ha affermato: «»Un duro colpo per la mafia
agrigentina che arriva a pochi giorni dal decimo anniversario
dell'assassinio di Paolo Borsellino e dei suoi cinque agenti di
scorta«. Per il presidente dei senatori Azzurri, Renato Schifani
»Quella di queste ultime ore è l' ennesima operazione di intelligence
andata in porto in meno di un anno contro Cosa Nostra e ciò ci riempie
di orgoglio e riconoscenza«.