Operazione "Minoa", i dettagli dell'azione antimafia.

  Estorsioni, lavori ottenuti illegalmente grazie ad aziende "pulite" compiacenti, collegamenti e ingerenza con la pubblica amministrazione per ottenere favori. Di questo viveva la famiglia mafiosa di Cattolica Eraclea, secondo gli agenti della Dia che questa notte, insieme ai militari dell'Arma, hanno portato a termine l'operazione "Minoa", arrestando il presunto capomafia, Domenico Terrasi, il figlio Giuseppe, il presunto capomafia di Montallegro Damiano Marrella, e altre 6 persone accusate a vario titolo di partecipazione in associazione mafiosa e concorso esterno in associazione mafiosa.
 Nel corso di una conferenza stampa questa mattina il procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia di Palermo, Vittorio Teresi, il colonnello Rodolfo Passaro, dirigente della Direzione investigativa antimafia di Palermo e Antonio Cardarella, dirigente della Dia Agrigentina, hanno tracciato un quadro della situazione della famiglia mafiosa di Cattolica che mette in evidenza la mentalità, per così dire, imprenditoriale,  dei Terrasi, occupati soprattutto nel controllare gli appalti pubblici delle grandi opere.

Le intercettazioni ambientali e telefoniche, infatti, avrebbero accertato che Terrasi avrebbe imposto ai cantieri sul territorio cattolicese mano d'opera e mezzi provenienti da imprese sue o collegate alla sua famiglia. In particolare vi sarebbe la sua partecipazione per la realizzazione del Favara di Burgio, i lavori di costruzione di un incubatore d'impresa nell'ambito del patto terriotoriale "Terre sicane", i lavori di qualificazione urbana di via Enna, e avrebbe acquistato terreni in contrada Dell'Alvano e Aquileia sui quali sarebbe dovuto sorgere un impianto eolico inizialmente progettato dall'imprenditore Salvatore Moncada, costringendo i proprietari a cedere il possesso con metodologie che sono state definite "tipicamente mafiose". Il presunto capomafia, inoltre, avrebbe incassato il pizzo dal cantiere per la realizzazione di una strada di penetrazione agricola dell'Esa pari a oltre tre miliardi di lire. Secondo quanto ricostruito dagli agenti, inoltre, Terrasi avrebbe esercitato il suo "peso" di capomafia con gli uffici comunali di Cattolica, al punto di poter "rimproverare" l'allora capo dell'ufficio tecnico comunale perchè non era stato aggiudicato ad una delle sue ditte l'appalto per i lavori di manutenzione delle strade esterne della città.

Per ottenere gli appalti, Terrasi si sarebbe servito di insospettabili, come l'imprenditore Marco Vinti, che avrebbe messo a disposizione, sia dei Capizzi di Ribera che dei cattolicesi, la loro attività imprenditoriale per consentire di ottenere il certificato antimafia.

Sette in totale le aziende sottoposte a sequestro preventivo. Oltre alla ditta di Giuseppe Terrasi, sono state sequestrate la Moviter Trasporti, la ditta individuale di Andrea Ammodeo, genero di Domenico Terrasi e individuato come uomo di fiducia del presunto capomafia, le imprese individuali di Gaspare Tutino e Marco Vinti, la "Idea Casa" di Paolo Miccichè, la Metal tubi trinacria e la consortile Monreale Sas.

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Il colonnello Rodolfo Passaro
Gaspare Tutino
GiuseppeTerrasi
Marco Vinti