Cianciana, progetto “Educare i giovani alla legalità”.

 18/05/11: Affollate come sempre, le manifestazioni promosse dalla Biblioteca Comunale “P. Borsellino”. Numerosi gli invitati relatori, numerosi gli intervenuti, numerosa la presenza delle forze d’ordine. Il Convegno “La mafia: 150 anni dell’Unità D’Italia, una pagina oscura della nostra storia.

La lotta, le vittime l’informazione” ha scosso le coscienze, lasciando alla fine un messaggio importante ai tanti giovani scolari presenti: parlate coi vostri genitori, riferite cosa avete sentito, siate voi i promotori di una cultura della legalità (dott. Vella, sost. Proc. PdR Sciacca).

Una bella giornata di sole, per parlare di mafia, del riflesso nefasto nei confronti delle vittime e dei parenti, dell’impatto sociale negativo, della negazione dello sviluppo normale e sano. Destinatari, gli studenti di diversi paesi dell’agrigentino, oltre a docenti e genitori, come ha sottolineato in conclusione il dott. Vella (Procura della Repubblica di Sciacca).

Introduce i lavori il dott. Mario Caramazza, responsabile della Biblioteca, moderatore del convegno, che dopo aver presentato gli ospiti, passa la parola al Sindaco dott. Salvatore Sanzeri. Succinta e completa la presentazione, raccolta di fatti ed accadimenti che hanno segnato la vita civile del comprensorio. Ha ricordato le diverse vittime, lo stato di terrore e di sgomento della popolazione, gli sforzi per poter sopportare e reagire a tale situazione.

I due giornalisti, o forse meglio chiamarli cronisti in questo contesto, Gerlando Cardinale e Gero  Tedesco (del GdS), autori del libro presentato “Addio Mafia. Luigi Putrone racconta se stesso”, hanno posto l’accento sulla differenza tra giornalista e cronista. Una differenza sottile, che rispecchia il modo e la forma della notizia. Non commentare un fatto, ma raccontare ciò che succede, l’accadimento, in forma quanto più asettica ed impersonale, senza aggiungere proprie valutazioni. Ovviamente per quanto possibile.

Parte centrale e motivo del convegno, in ogni caso, lo hanno avuto le testimonianze dei parenti delle vittime innocenti di mafia, molti dei quali non hanno avuto le giuste forze per parlare (Salvo Buttitta, Piero Morreale, Gerlando Virone): commozione, emozione ed il terribile ricordo del passato, ha impedito la loro espressione. Ma non per tutti. Chi non ha avuto la forza di parlare, ha partecipato sedendo in prima fila, con gli occhi lucidi e gonfi, forse anche dalla rabbia interiore.

Giuseppe Carbone, nipote di Giovanni, ucciso senza motivo, nell’Alessandria della Rocca di qualche anno fa. Un delitto inutile, senza senso. Senza colpa dell’ucciso.

Di rilievo e spessore l’intervento di Giuseppe Cimminisi, figlio della vittima innocente Michele. Qui Giuseppe ha raccontato la sua storia, della sua famiglia, la tragedia e le difficoltà riscontrate, un triste racconto fatto di estromissioni, allontanamenti, emarginazione. Da vittime, si ritrovano ad essere oggetto di vergogna, quasi di disonore, non si sa per quale colpa. Questa è la terribile verità che sconvolge, travolge la vita, l’esistenza di una famiglia, di piccoli figli, di moglie inermi, in balia dell’opinione pubblica, deformata e devastata dalle turpi estensioni della mafia. Il racconto di una vita, spesa alla riabilitazione, alla scoperta e ricerca della verità, bramosa di affermare l’innocenza di un genitore: la ricerca di una vita normale, privata di un caro affetto, senza motivo. La forza, l’energia, l’instancabile azione di chi, da vittima, deve lottare per affermare la propria verità, osteggiato ed allontanato dai paesani “onesti”. Le difficoltà riscontrate nella confusa “società civile”, la quale sembra accusare la vittima, non il carnefice. Un messaggio chiaro e senza tentennamenti: reagire, affermare la verità, ricercare le responsabilità e riabilitare le vittime innocenti.

Interessante l’intervento di Miraglia, figlio del sindacalista ucciso. Una sua ricostruzione storica del ruolo degli USA nell’interferenza politica italiana, che hanno trovato humus e aiuto sostanziale nella mafia locale. Un dopoguerra, dove la mafia è stata il braccio armato dei servizi segreti USA. Il racconto dell’uccisione di Accursio Miraglia, il ruolo della mafia, dei mandanti; raccapricciante e surreale, l’uccisione di chi, spesosi per i poveri e gli emarginati, venga eliminato per un’ipotetica interferenza negli interessi dello “sviluppo” operato col Piano Mashall. Magistrale il prof. Miraglia, lucido, con una carica interiore comunicativa di notevole entità, dalla quale è possibile scorgere quanto dolere e sofferenza ha provocato la privazione indegna di un affetto caro, come la figura paterna.

Un contributo è stato reso anche da Ignazio Cutrò, imprenditore bivonese sopraffatto (in un primo tempo), ma non sconfitto dalla mafia. Gli ostacoli, i problemi, le avversità incontrate ed il forte impulso al riscatto ed alla legalità. Le azioni intraprese, la forte volontà di non scappare e di resistere. Difficilissimo il primo periodo, oramai quasi superato. La popolazione non è più distante e paurosa, ma inizia a capire e comprendere che per sradicare il sistema mafioso, bisogna reagire. Le iniziative intraprese, le associazioni antiracket, la resistenza attiva al sistema di malo potere. Dalle sue parole vibranti, la rabbia e la voglia di reagire, unite alla consapevolezza che uniti si vince.

Decisamente interessante il racconto di Gian Joseph Morici, giornalista ed editore de “La Valle dei Templi”, giornale on line di sicuro interesse, punto di riferimento per la stampa indipendente della provincia di Agrigento (http://www.lavalledeitempli.net). Ha raccontato, succintamente per come s’addice ad un ottimo professionista, la sua esperienza, la sua estromissione e l’indifferenza su di una problematica reale e concreta, la quale non trovava spazio nelle testate istituzionali. La necessità, dunque, di creare uno spazio giornalistico libero, nel quale dare voce alle problematiche dell’antimafia. Un racconto intriso di dolore, pur quanto velato, della difficoltà di diffondere una concreta voce antimafia in provincia.

La conclusione dei lavori, con una buona dose di “compiti per casa”, è stata affidata la magistrato Vella, ex sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sciacca.

Un ragazzotto, questa è l’impressione che da, uno di noi. Racconti, suggestioni, vicende, per arrivare ad una conclusione: che parte abbiamo noi, come ci comportiamo di fronte a fatti di mafia, a vittime, ad innocenti condannati quasi alla pubblica gogna.

Parla e racconta gli atteggiamenti, i comportamenti, senza mai scadere nella narrazione di fatti giuridicamente rilevanti o coperti da segreto. Un messaggio importante, rivolge ai giovani partecipati. Spesso, i genitori hanno bisogno voi, per capire certe dinamiche che spesso loro hanno subito e sono radicate, nelle loro menti, in forma diversa, sbagliata. “…quando tornate a casa, raccontate ai vostri genitori”: mirabile e sapiente questa conclusione, nella quale si scorge come il processo di isolamento della mafia, passa per i più giovani, veicolo sano della nuova società.

Positivo, educativo e molto riuscito il convegno. Dice il Caramazza “… Abbiamo voluto celebrare il dolore, lo sconforto e le difficoltà delle famiglie vittime”, al termine del convegno, sicuro che il riverbero della stampa saprà cogliere lo scopo principale dello stesso, ovvero “educare i giovani in  un percorso di crescita consapevole sul concetto della “legalità” che si traduce in concetto di “giustizia”  e  “libertà”, rappresentazioni mentali e azioni che costituiscono nella sua interezza  il valore della democrazia di un popolo civile e culturalmente sano”.

Nel convegno partecipe anche il Ministero per i Beni e le attività Culturali, attraverso il CEPELL (Centro per il libro e la lettura),  che con “Il maggio dei libri” si spende per la promozione della lettura e dell’informazione.

Al termine, scambio di regali: consegnato un ritratto di Accursio Miraglia (alla biblioteca) ed una tegola decorata (al dott. Vella).

 

(Fonte: http://sicanianews.altervista.org/)