Nella classifica dei comuni italiani con meno di 10 mila abitanti, al quarantottesimo posto Cianciana con 3.515 residenti e 4.291 residenti all’estero (122,1%).

 

FLUSSI MIGRATORI Agrigentini, un popolo in fuga di Carmelo Petrone - 14/10/2014


Centoquarantaseimilanovecentosedici è il numero degli agrigentini iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) che hanno lasciato i 43 comuni della provincia di Agrigento in cerca di un futuro migliore e dignitoso.

I dati relativi all’emigrazione degli italiani nel mondo sono stati resi noti martedì 7 ottobre durante la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2014 della Fondazione Migrantes. Uno spaccato dell’emigrazione italiana che lascia abbastanza sorpresi in particolare se si osservano i dati relativi alla nostra provincia.


Le partenze dall’Italia hanno raggiunto lo scorso anno il numero di 94.126 persone, cifra superiore ai flussi dei lavoratori stranieri immigrati in Italia, che sono ogni anno circa la metà, 43 mila, ad esempio nel 2010. Nel 2012 gli italiani trasferitisi all’estero erano stati 78.941 - con un saldo positivo di oltre 15 mila partenze, una variazione in un anno del +16,1 per cento.


Per la maggior parte uomini sia nel 2013 (56,3 per cento) che nel 2012 (56,2 per cento), non sposati nel 60 per cento dei casi e coniugati nel 34,3 per cento, la classe di età più rappresentata è quella dei 18-34 anni (36,2 per cento). A seguire quella dei 35-49 anni (26,8 per cento) a riprova di quanto evidentemente la recessione economica e la disoccupazione siano le effettive cause che spingono a partire.


Se ne vanno, inoltre, sempre più coppie e interi nuclei familiari, come testimoniato dal dato che vede la percentuale di minori emigrati attestarsi sul 18,8 per cento e di questi il 12,1 per cento ha meno di 10 anni. (continua dalla prima) Il Regno Unito, con 12.933 nuovi iscritti all’inizio del 2014, è il primo Paese verso cui si sono diretti i recenti migranti italiani con una crescita del 71,5 per cento rispetto all’anno precedente.


Nel mondo sono 4.482.115 i cittadini italiani residenti all’estero, in assoluto l’aumento rispetto al 2013 è di quasi 141 mila nuove iscrizioni, il 3,1 per cento nell’ultimo anno. La maggior parte delle iscrizioni sono per espatrio (2.379.977) e, solo dopo, per nascita (1.747.409).
Il rapporto Migrantes “Italiani nel mondo” ci presenta uno spaccato dei paesi della nostra Provincia abbastanza preoccupante soprattutto se si confrontano i dati di chi vive nel comune e di chi da quel comune è andato all’estero.

Nella classifica italiana dei 50 comuni tra i 100 mila ed i 10 mila abitanti spicca al secondo posto Ravanusa con una popolazione residente di 11.881 a fronte di quella iscritta all’AIRE di 6.582 (il 55,4%).


Al quarto posto troviamo Palma di Montechiaro con una popolazione residente di 23.482 a fronte di 9.939 palmesi residenti all’estero (42,3%), segue al quinto posto Licata con una popolazione di 38.057 e 15.034 residenti all’estero (39;5%).

Al decimo posto troviamo Raffadali 12.808 residenti nel paese e 3.963 raffadalesi residenti all’estero (30,9%), all’undicesimo Campobello di Licata popolazione 10.350 e 3.191 iscritti all’AIRE (30,8) ed al dodicesimo Favara con 33.007 popolazione residente e 9.959 iscritta all’anagrafe estera (30,2%). Al sedicesimo posto Ribera con con una popolazione di 19.256 unità e 5.473 residenti all’estero (28,4%); seguono al ventinovesimo posto Menfi con una popolazione di 12.739 unità e 2.907 iscritti all’AIRE (22,8%) chiude al trentanovesimo posto Porto Empedocle con una popoalzione di 16.810 e 3.392 residenti all’estero (20,2%).


Nella classifica dei comuni italiani con meno di 10 mila abitanti troviamo
al dodicesimo posto Sant’Angelo Muxaro con una popolazione residente di 1.424 abitanti e 2.412 iscritti all’anagrafe estera per un’incidenza del 169,4%, seguono al quarantatreesimo posto Santa Elisabetta con una popolazione di 2.577 abitanti e 3.215 iscritti all’Aire (124,8%) ed al quarantottesimo posto Cianciana con 3.515 residenti e 4.291 residenti all’estero (122,1%).


"Se solo ci soffermiamo a pensare a quanto complesso è diventato questo fenomeno, ci rendiamo conto di quanto effettivamente sia vero e appropriato parlare del fatto migratorio come di un fenomeno più grande di noi". Un commento amaro ai dati del Rapporto Italiani nel Mondo 2014 della Fondazione Migrantes, quello di mons. Francesco Montenegro presidente della Fondazione Migrantes ed arcivescovo di Agrigento. Di ritorno da Roma, dove ha preso parte alla presentazione del Rapporto, lo abbiamo incontrato.


Eccellenza, i dati del Rapporto presentato da Migrantes danno l’immagine di un Paese che lentamente va svuotandosi ed impoverendosi...
"Per rispondere prendo spunto dalla Diocesi Agrigento: quasi 461 mila abitanti, 147 mila circa residenti all’estero (31,8%) la provincia più numerosa della Sicilia prima regione per numero di italiani all’estero (quasi 700 mila).

Dopo grandi realtà metropolitane quali Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Trieste, Palermo e Catania troviamo Licata, il primo “piccolo” comune agrigentino non capoluogo la cui popolazione è per il 39,5% iscritta all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero.

Dal confronto poi tra chi nel comune vive e chi dal comune è andato all’estero, nella provincia di Agrigento vi sono tanti comuni con percentuali che superano il 100% quali Cianciana, Comitini, Cattolica Eraclea, Santa Elisabetta, Sant’Angelo Muxaro".


Un problema quello della emigrazione che nella nostra terra porterà anche alla nascita di nuove situazioni da affrontare...
"Infatti non manca, nel mio lavoro quotidiano, di ascoltare delle nuove situazioni problematiche che ci si ritrova ad affrontare, dei nuovi strappi nelle famiglie tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle, tra mogli e mariti. È una situazione che chiede a me Pastore e ai sacerdoti tutti di stare accanto, capire e accompagnare chi parte, di dare aiuto e sostegno a chi dall’estero ritorna. Oggi ci sono i nuovi emigranti, con una diversa preparazione, con grandi sogni e tanti dubbi, che sono alla ricerca della felicità”.


Don Franco, mi permetta una domanda che a molti può sembrare inopportuna: c’è qualcosa che unisce il migrante che arriva sulle nostre cose a bordo dei barconi e i nostri che partono in aereo e con il trolley verso il Nord alla ricerca di una vita migliore?


"No, non è inopportuna. Come ho detto il fenomeno migratorio è più grande di noi ed è un fenomeno complesso, i migranti sono sempre di più e sempre più diversi per i motivi che spingono a lasciare la propria casa. Il nostro è un tempo in cui sempre più famiglie vedono partire i loro figli, i loro padri. Si tratta pur sempre di figli e figlie alla ricerca di una situazione migliorativa, persone di cui, lo ripeto, dobbiamo avere cura. La migrazione appartiene a ciascuno di noi.

È dentro la storia familiare e personale di ciascuno di noi e reclama rispetto e impegno. Ieri a noi, oggi a qualcun altro, domani nuovamente a noi… La migrazione è il risultato della globalizzazione. Mentre aumenta la ricchezza di pochi, aumentano i poveri nelle varie parti del mondo. Loro sono definiti il sesto continente. La migrazione è il sintomo di una grave situazione, quella dell’ingiustizia che si vive nel mondo. Alla mobilità tutti dobbiamo accostarci con umiltà. Non servono solo le statistiche e gli studi.

È ammirevole l’impegno dei sacerdoti. Dei religiosi e degli operatori - molti sono volontari - che svolgono la loro preziosa parte per non lasciare solo il migrante che arriva. Questo accade all’estero per i nostri concittadini, questo accade qui per chi arriva dal continente africano".
 
Articolo pubblicato per gentile concessione del settimanale cattolico L'Amico del Popolo

 di Carmelo Petrone - 14/10/2014